Con l’arrivo dell’estate e l’aumento dell’esposizione al sole, la protezione solare torna a essere un argomento centrale per la salute della pelle. Ma quali sono i filtri solari ovvero la protezione solare più sicura? La distinzione principale è tra filtri chimici (organici) e minerali (fisici), e nonostante entrambi abbiano lo stesso scopo, proteggere dai raggi UV, le loro modalità d’azione e l’interazione con l’organismo sono molto diverse. In questo articolo esploreremo perché i filtri minerali rappresentano oggi la scelta più sicura per un uso quotidiano e prolungato.
L’uso di filtri solari può teoricamente ridurre la sintesi cutanea di vitamina D, poiché schermano i raggi UVB necessari alla sua produzione. Tuttavia, studi clinici dimostrano che l’applicazione reale è spesso incompleta o non uniforme, e non blocca del tutto la sintesi. Inoltre, da considerare che bastano brevi esposizioni senza filtri (5–30 minuti al giorno su viso, mani o braccia, a seconda del fototipo e della latitudine) per mantenere livelli adeguati di vitamina D.

I filtri minerali (ossido di zinco e diossido di titanio) sono adatti a tutti i fototipi e ben tollerati anche da pelli sensibili.
I filtri solari sono sostanze attive utilizzate nei cosmetici con funzione protettiva contro i raggi ultravioletti (UV), responsabili dell’invecchiamento cutaneo, delle scottature e di alcune forme di cancro della pelle. Si distinguono in filtri chimici (organici), che assorbono le radiazioni UV e le trasformano in calore, e filtri fisici (minerali), che le riflettono.
I filtri chimici, largamente usati per la loro gradevolezza cosmetica e trasparenza, devono penetrare negli strati superficiali della pelle per svolgere il loro ruolo schermante. Ma proprio questa caratteristica, considerata un vantaggio estetico, solleva importanti interrogativi di sicurezza. Diversi studi hanno evidenziato che, dopo l’applicazione, diversi composti filtranti vengono assorbiti sistemicamente, con tracce rilevabili nel sangue, nelle urine e persino nel latte materno [1]. Alcuni sono stati rilevati anche giorni dopo l’uso, suggerendo una persistenza non trascurabile nell’organismo.
Sebbene l’assorbimento non implichi automaticamente effetti tossici, l’assenza di studi a lungo termine sul bioaccumulo e sull’impatto sistemico dei filtri chimici impone un principio di precauzione.
Inoltre, filtri come ossibenzone, omosalato e octocrylene sono già stati limitati o vietati in vari paesi per il loro potenziale effetto inquinante sull’ambiente e sulla salute umana [2][3].
In attesa di prove definitive sulla loro sicurezza nel lungo periodo, la scelta di filtri alternativi, in particolare quelli minerali, rappresenta una strategia cautelativa e fisiologicamente più compatibile.

I filtri minerali sono generalmente considerati meno dannosi per l’ambiente rispetto a molti filtri chimici. Tuttavia, la loro sicurezza ecologica dipende dalla forma utilizzata. Le forme non-nano di ossido di zinco e di titanio sono ritenute le più sicure per gli ecosistemi marini.
Nel tentativo di superare le criticità legate ai filtri tradizionali, l’industria cosmetica ha introdotto una nuova generazione di filtri chimici, caratterizzati da maggiore fotostabilità, efficacia ad ampio spettro e migliore tollerabilità cutanea. Questi composti sono oggi tra i più utilizzati nei prodotti solari avanzati:
Questi filtri presentano un profilo tossicologico più rassicurante rispetto ai predecessori, e sono generalmente considerati ben tollerati anche dalle pelli sensibili. [4] Tuttavia, la questione dell’assorbimento cutaneo non è del tutto superata. Alcuni di questi composti, in particolare quelli in forma nanometrica, potrebbero penetrare negli strati più profondi dell’epidermide, specialmente in caso di applicazioni frequenti o in presenza di microlesioni cutanee.
Sebbene ad oggi non vi siano prove di tossicità sistemica per queste sostanze, la valutazione del rischio è ancora in corso, e il principio di precauzione resta valido, soprattutto nei soggetti vulnerabili o nell’uso prolungato e quotidiano.
Raramente. I filtri minerali sono inerti, ipoallergenici e ben tollerati anche da pelli atopiche, sensibili o infantili. Non vengono assorbiti dalla pelle sana e non rilasciano sostanze reattive. Tuttavia, come per ogni prodotto topico, possono verificarsi intolleranze individuali, spesso legate agli eccipienti della formulazione più che ai filtri stessi.
A differenza dei filtri chimici, che devono essere assorbiti dalla pelle per svolgere la loro funzione, i filtri minerali (o fisici) agiscono in modo puramente meccanico offrono una protezione solare naturale: riflettono e diffondono i raggi UVA e UVB formando una barriera protettiva sulla superficie cutanea. Questa modalità d’azione li rende immediatamente efficaci e non dipendenti da una reazione chimica per attivarsi.
I due principali composti utilizzati sono:
Entrambi sono polveri minerali fotostabili, non reattive e ben tollerate, con un eccellente profilo di sicurezza. Non vengono assorbiti dalla pelle sana e risultano adatti anche a bambini, donne in gravidanza e persone con pelle sensibile o soggetta a dermatiti.
Una delle principali obiezioni rivolte ai filtri solari minerali riguarda il cosiddetto “effetto cerone”, ovvero la comparsa di un alone bianco e spesso visibile sulla pelle dopo l’applicazione. L'effetto cerone si può avere scegliendo filtri minerali non micronizzati. Le moderne tecnologie permettono oggi di realizzare prodotti esteticamente gradevoli, utilizzando dispersioni uniformi, pigmenti naturali e attivi idratanti, che minimizzano la visibilità del filtro anche sulle carnagioni più scure.
Un altro mito da sfatare è l’idea che i filtri minerali blocchino la sudorazione. In realtà, la barriera che creano sulla pelle è traspirante e non occlusiva: non interferisce con il naturale meccanismo di termoregolazione cutanea. La sensazione di “pelle chiusa” può insorgere solo in presenza di texture troppo dense o mal equilibrate, non per effetto del filtro minerale in sé. Grazie ai recenti progressi formulativi, è oggi possibile scegliere la protezione solare minerale dall'effetto leggero, invisibili e ad alta tollerabilità, sfatando definitivamente i luoghi comuni che ne hanno limitato l’uso negli anni passati.
Alcuni dei filtri solari chimici di vecchia generazione sono oggi oggetto di crescenti preoccupazioni scientifiche e regolatorie per la loro instabilità alla luce, il potenziale impatto endocrino e la scarsa tollerabilità cutanea. Tra i più discussi figurano:
Oltre a queste criticità, tali sostanze possono alterare la funzione barriera dell’epidermide, contribuire alla produzione di radicali liberi e favorire fenomeni allergici da contatto, soprattutto in soggetti predisposti. Per queste ragioni, numerose autorità sanitarie e ambientali ne sconsigliano l’uso continuativo, soprattutto su pelli sensibili o nei bambini.
In un contesto in cui la sicurezza cutanea e sistemica è sempre più al centro dell’attenzione, optare per un filtro minerale è la scelta più cauta e fisiologicamente compatibile con l’organismo umano. Questi filtri proteggono senza penetrare, sono inerte, fotostabili e ben tollerati da tutti i tipi di pelle.
Grazie ai progressi formulativi, oggi è possibile trovare solari minerali piacevoli da applicare, invisibili sulla pelle e arricchiti con attivi idratanti, in grado di coniugare protezione ed estetica. Una scelta sicura non solo per la salute personale, ma anche per l’ambiente, sempre più minacciato dai residui dei filtri chimici.
Riferimenti bibliografici
[1] Matta MK, Florian J, Zusterzeel R, et al. Effect of Sunscreen Application on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients: A Randomized Clinical Trial. JAMA. 2020;323(3):256–267. doi:10.1001/jama.2019.20747.(vedi fonte)
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[3] Krause M, Klit A, Blomberg Jensen M, Søeborg T, Frederiksen H, Schlumpf M, Lichtensteiger W, Skakkebaek NE, Drzewiecki KT. Sunscreens: are they beneficial for health? An overview of endocrine disrupting properties of UV-filters. Int J Androl. 2012 Jun;35(3):424-36. doi: 10.1111/j.1365-2605.2012.01280.x. PMID: 22612478.(vedi fonte)
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[6] Ko H, An S, Ahn S, Park IG, Gong J, Hwang SY, Oh S, Ki MW, Jin SH, Choi WJ, Noh M. Sunscreen filter octocrylene is a potential obesogen by acting as a PPARγ partial agonist. Toxicol Lett. 2022 Feb 1;355:141-149. doi: 10.1016/j.toxlet.2021.12.001. Epub 2021 Dec 3. PMID: 34864131.(vedi fonte)
[7] Downs, C. A., DiNardo, Joseph C., Stien, Didier, Rodrigues, Alice M. S., Lebaron, Philippe, Benzophenone Accumulates over Time from the Degradation of Octocrylene in Commercial Sunscreen Products, 2021/04/19, doi: 10.1021/acs.chemrestox.0c00461(vedi fonte)
[8] European Commission – Octocrylene.(vedi fonte)
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